2. Sostegno per famiglie e minori svantaggiati

Il giorno 12 giugno alle ore 17:30 a Palazzo Caputi si sono riunite le associazioni attive a Ruvo di Puglia nel sostegno di minori e famiglie con svantaggi socio-culturali.

Nella parte introduttiva è stato posto l’accento sull’importanza di queste tematiche, ormai riconosciute a pieno anche dalla comunità europea che individua, tra gli obiettivi tematici richiesti dal bando sulla rigenerazione urbana, quello dell’inclusione sociale e lotta alla povertà, al quale attribuisce quasi il 60% dei finanziamenti.

Nella fase introduttiva dell’incontro i ragazzi della Capagrossa Coworking hanno voluto raccontare la rigenerazione urbana in corso in via Martire delle Foibe.
La sede dell’associazione si trova in una delle palazzine di edilia sociale nella periferia Sud-Est della città. Proprio lì, in una delle aiuole incolte dell’area, da qualche mese è sbocciato un giardino condiviso di girasoli e zucche, nato dalla sinergia tra l’associazione, l’amministrazione comunale e i diversi abitanti della palazzina. Proprio questi, oltre ad essere i principali promotori, hanno contribuito la semina, l’acquisto di parti di recinzione temporanea, l’approvigionamento di acqua e, soprattutto, con le proprie competenze e cura.

Alcuni referenti delle associazioni presenti prendono la parola per presentarsi e raccontare le proprie realtà.

La prima è Raffaella Scarongella, della Cooperativa sociale RAMA, associazione che si occupa di minori dai 16 ai 18 anni. Obiettivo dell’associazione è assicurare l’inclusione dei ragazzi dal punto di vista sociale e lavorativo, prevenendo fenomeni di isolamento e ghettizzazione, provando a renderli autonomi alla fine del percorso di studi obbligatorio.

Suor Imma racconta invece la realtà del CIOFS/fp, dove l’attenzione è dedicata particolarmente ai ragazzi che hanno abbandonato la scuola o che la scuola ha abbandonato . Viene svolto un lavoro sull’autostima e sulla coscienza di se stessi, cercando di coinvolgere anche le famiglie, dove presenti. Vengono implementate le competenze professionali, ponendo l’accento sulle capacità sociali, relazionali, cooperative, sull’educazione alla legalità, sull’assunzione di responsabilità.

Antonella Bruno, tutor del CIOFS/fp, riporta la storia a lieto fine di un “ragazzo difficile” che, dopo aver terminato il percorso presso l’istituto, ha proseguito la carriera scolastica iscrivendosi al liceo artistico di Corato. Un corso di fotografia e il supporto delle conoscenze di tutor aziendali acquisite durante gli stage, gli hanno permesso infine di aprire un la sua impresa come fotografo.

Nicola Capelluti rappresenta la Caritas, che offre soprattutto servizio di accoglienza per famiglie in difficoltà. Dei 250 nuclei familiari accolti in un anno, il 60% sono ruvesi e il 40% extracomunitarie, quasi tutte di nazionalità marocchina e rumena. Uno degli obiettivi che vorrebbe perseguire la Caritas con il sostegno del Comune, sarebbe quello di un centro polivalente per immigrati, dove attivare una scuola dedicata all’insegnamento della lingua italiana.

Monica Montaruli, Assessora alle Politiche Sociali, conclude gli interventi riportando una sua recente esperienza in cui, a seguito di allarmanti solleciti, ha dovuto recarsi col Sindaco in uno stabile di proprietà comunale assegnato a famiglie disagiate. Contrariamente alle aspettative, nel palazzo è effettivamente attiva una grande rete di solidarietà: una signora anziana con disabilità accentuata viene accudita, dalla giovane ragazza che abita al piano superiore; la mamma di un bimbo piccolo, separata e lavoratrice, può contare invece sul supporto della signora del quarto piano, in pensione ma ancora giovane, che si occupi del bambino per farlo svegliare e andare a scuola in orario.

Lo sforzo richiesto, dunque, è quello di ragionare su come lo spazio condiviso possa aiutare a creare e implementare relazioni sociali.

L’incontro è poi proseguito con la compilazione di un questionaro, disponibile qui, e con l’individuazione sulla mappa delle zone più degradate. È stato chiesto poi di individuare una serie di strategie condivise per rispondere a queste domande:

1. Quali azioni attueresti per aumentare il numero e la qualità degli alloggi a disposizione delle famiglie con emergenza abitativa?

2. Quali azioni pensi siano utili per prevenire l’illegalità?

Le soluzione abitative potrebbero avere diverse declinazioni:

  • case dotate di terreni coltivabili;
  • case autocostruite;
  • alloggi temporanei utilizzabili nelle fasi di emergenza;

Dalla maggior parte dei partecipanti è emersa la necessità di non ghettizzare l’edilizia sociale, ma di diffonderla sul territorio, riuscendo ad inserirle in reti di vicinato che riescano a mitigare le situazioni di disagio estremo. All’interno della città, inoltre, è necessario attuare azioni di sensibilizzazione e incentivo alla tematica nei confronti dei proprietari degli immobili sfitti: spesso, infatti, il livello di diffidenza porta i privati a preferire il disuso e il degrado degli appartamenti piuttosto che l’affido a famiglie svantaggiate.

Nel discutere della seconda tematica, invece, grande accento si è posto sulla prevenzione dell’illegalità per le fasce più deboli (scuola elementare e media).

Due sono le categorie di azioni prevedibili:

  • un maggiore controllo (multe, maggiore illuminazione pubblica, ecc.).
  • più attenzione all’educazione dei piccoli e piccolissimi, con un recupero dell’educazione civica.

Interventi di socializzazione sportiva, sostegno scolastico e alla vita relazionale vanno valorizzati, perché sono utili a far interiorizzare le regole e il rispetto verso la comunità. La creazione di reti di associazioni, con amministrazione comunale coordinatrice, potrebbe incoraggiare quest’azione educativa rispetto alla legalità, mediante la creazione di cooperative e laboratori creativi per l’impegno di giovani che comporti il recupero di vecchi lavori e valori. Si auspicano, dunque, presidi culturali diffusi, che possano trovare sede nei locali di proprietà comunale, che coadiuvino la legalità, divenendone promotori locali.

Le associazioni sono d’accordo: la qualità fisica del quartiere influisce sulla tendenza alla devianza.

Alcune proposte immaginano un nucleo antico a misura di bambino, ma anche l’inserimento di nuove botteghe artigiane in cui introdurre i ragazzi al mondo del lavoro e dell’imprenditorialità: una fucina diffusa dove riscoprire antichi mestieri e coniugarli con le nuove tecnologie.

Si è parlato anche dell’illegalità diffusa negli ambiti di agricoltura e cura della persona immaginando luoghi, come Piazza Dante o Corso Carafa, da trasformare in punti di contatto tra la popolazione e gli “invisibili”.
In sintesi, durante l’incontro i gruppi sono partiti dalla necessità di più controllo per finire a dichiarare una vera e propria fame di bellezza.

“Che nella città ci sia più bellezza.”

 

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