3. Costruire comunità attraverso processi partecipativi

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Il 17 giugno 2017, alle 18.30, in piazzetta Turati presso l’ex convento dei Cappuccini, si è svolto il terzo dei nove eventi del programma Nóvǝ Nóvǝ Nóvǝ (nove navi nuove) sul tema Costruire comunità attraverso processi partecipativi.

Ad annunciare l’incontro nella piccola la piazza, il ritmo festoso dei giovani ragazzi percussionisti di Bembè arti musicali.

 

 

  

L’ospite di questa terza tappa è Ilaria Magagna dell’associazione ComunitAzione di Ceglie Messapica. Il nome di questa associazione contiene tre parole: comunità, azione e comunicazione. Sono i temi sui quali, grazie al finanziamento regionale Principi Attivi, nasce un progetto con l’idea di sperimentare pratiche partecipative per costruire comunità.

Ilaria racconta la sua esperienza: l’arrivo in Puglia dal Veneto circa dieci anni fa e la sua immediata percezione di quanto qui al sud sia ancora molto vivo il senso di comunità, un valore non completamente perso, ma che necessita di essere rispolverato, riscoperto.

ComuniTazione ha seguito un periodo di formazione studiando diverse metodologie per la costruzione di comunità focalizzandosi sull’Oasis Game, una tecnica nata nelle favelas brasiliane, estrema periferia del mondo, dove manca quasi tutto.

Un luogo altamente periferico, dove l’amministrazione non è presente e non esiste il concetto di legalità. Proprio in questi luoghi, alcuni ragazzi hanno iniziato a lavorare con le micro comunità, definendo un percorso di sette passi, attraverso cui materializzare sogni comuni.

Le cose che colpiscono di questo metodo sono due: la prima è il ruolo fondamentale del gioco per costruire il cambiamento; la seconda è che focalizza l’attenzione sul concetto di abbondanza, proprio lì dove si tende a vedere solo scarsità.

Spesso nei processi partecipativi si cercano le risorse dall’esterno; l’idea alla base dell’oasis game, invece, è che le comunità abbiano abbondanza di talenti e di risorse e che se si vuole innescare un cambiamento duraturo e sostenibile serva attingere ad esse, capire come, con le risorse già presenti, si possano avviare processi di cambiamento.

  

Riqualificare e rigenerare sono due parole che sembrano vicine e invece sono molto distanti. Rigenerare significa innescare una trasformazione a partire dalle relazioni umane, perché sono proprio queste che nei momenti di difficoltà riescono a tenere in piedi i processi di trasformazione. Ilaria riprende la metafora della barca e del viaggio, simbolo di questo percorso avviato a Ruvo. I processi partecipativi sono così, ci si mette insieme per raggiungere una meta, che poi si rivela un pretesto perché la cosa più importante è il viaggio, il percorso e l’incontro.

Il primo passo muove dal singolo, dai talenti che ciascuno ha e vuole mettere a disposizione. Per costruire una rete di relazioni si parte da questo, perché ciò che appassiona permette di andare oltre la propria zona di confort, di muovere energia proattiva e propositiva e mettersi in gioco. Questo momento non è scontato, perché non sempre si è disposti o si è nelle condizioni di uscire da ciò che rassicura. D’altronde i processi partecipativi non sono coercitivi, nessuno può essere obbligato ad esserne parte attiva ma si ammette che qualcuno non voglia farne parte e rimanga ad osservare.

Un’applicazione di quanto detto è il gioco del filo. Ilaria invita i presenti ad alzarsi e disporsi in cerchio. Ciascuno dice il proprio nome e il proprio talento e, tenendo un capo del filo, lancia il gomitolo ad un altro, invitandolo a fare lo stesso. Ne nasce una fitta rete rossa, a cui Ilaria aggancia tre penne in punti diversi. Poi appoggia a terra tre bottiglie; l’obiettivo è muovere i fili in modo da inserire le penne nei colli delle bottiglie.

  

Raggiunto lo scopo del gioco segue una raccolta di feedback da parte dei presenti: emergono il piacere di sentirsi uniti per un obiettivo comune, il divertimento di condividere un momento di gioco, di muoversi in sinergia da punti opposti del cerchio.

Ilaria sottolinea l’importanza della celebrazione. Celebrare i risultati raggiunti è fondamentale per innalzare il livello di energia poiché i processi partecipativi sono molto faticosi; mettere a disposizione il proprio tempo, i propri talenti, specie in questo momento, è molto dispendioso e festeggiare insieme ogni step diventa un modo per recuperare energia.

Il secondo passo è la relazione con l’altro. Anche questa volta si fa esperienza di partecipazione: i presenti si riuniscono a coppie e sono invitati a fare un giro nei dintorni, ricercando e annotando gli aspetti che colpiscono la loro attenzione e distinguendoli in tre categorie: la bellezza naturale, costruita e la bellezza umana.

L’idea è di partire dai punti di luce per espanderli, per liberare energia creativa liberandola da quello che già esiste. L’osservazione apprezzativa è quindi prendere coscienza di quell’unicità che contraddistingue un luogo, da cui partire per trasformare. La sfida è innescare un meccanismo che porta le persone da una condizione in cui esprimono unicamente dei bisogni a una in cui sono portatrici di possibilità, soluzioni.

Le coppie in seguito si confrontano a due a due. Superato un primo imbarazzo, i discorsi si animano, ognuno condivide il suo punto di vista, emergono particolari diversi. Tra i presenti una bimba, di cui colpisce la capacità di osservare cambiando costantemente punto di vista, mantenendo una mente aperta.

Tanti gli spunti emersi: chi mette in evidenza il panorama verso la Murgia che si può godere da quel punto, chi fa notare come dietro la bellezza, spesso ci sia la cura di qualcuno che ha preso a cuore uno spazio. Qualcuno condivide i propri ricordi riportando quel luogo nel passato e cosa ha significato nella giovinezza. Si scopre di essere tanti  ammiratori della bellezza e realizzare questa cosa semplice, fa anche interrogare sul come proteggerla e sul come generarla. Qualcuno osserva che la condivisione dei punti di vista ha ampliato la capacità di guardare.

Il terzo passo consiste nel condividere un sogno per Ruvo. Progettare i sogni è un’azione molto potente, che implica un atto di responsabilità. La responsabilità è una parola chiave per la partecipazione. I presenti sono invitati ad annotare su dei post-it i loro sogni. La vela della barca disegnata raccoglie i sogni espressi.

Ilaria spiega che il passo successivo nell’oasis game consiste nella realizzazione, ed è un momento fondamentale nel processo di partecipazione. Quando questo momento manca di condivisione, come spesso avviene, si abbassa il livello di energia.

Tra la raccolta delle idee della cittadinanza e la realizzazione, nel lungo tempo legato allo svolgimento delle procedure burocratiche si perde il senso di comunità e l’energia condivisa. Ovviamente la delega per la realizzazione di opere complesse è necessaria, ma è nel momento in cui si costruisce insieme che avviene un piccolo miracolo.

Non è possibile rifare una strada ma si possono mettere delle fioriere, piantare alberi, tenere lo spazio pulito. Nel fare insieme, si concretizzano i sogni. Nell’azione risiede il miracolo perché in quel momento si manifesta il potere di realizzare insieme, di concretizzare un cambiamento. Solitamente sorge il problema delle risorse e anche qui ci viene in aiuto l’esempio di realtà poverissime in cui si è riusciti a compiere grandi trasformazioni attingendo a materiali semplici, oggetti inutilizzati, scarti.

L’ultimo passo è la ri – evoluzione. Il processo cioè non termina con la realizzazione, ma essa è solo il punto partenza. Quando la comunità scopre che il cambiamento è possibile, il processo non si arresta, ma ricomincia su nuovi obiettivi, più grandi.

A conclusione dell’incontro Ilaria rivolge ai presenti l’invito ad esprimere le proprie impressioni. Emerge l’importanza di volgere lo sguardo alla bellezza, di partecipare attraverso l’azione, del ruolo che l’amministrazione può avere nel creare le condizioni attraverso cui la comunità realizzi essa stessa i suoi sogni.

Viene sottolineata anche l’importanza della celebrazione, del gustarsi il tempo della festa, la capacità di cogliere il particolare che spesso sfugge, la relazione, l’ascolto. Chiude la raccolta di impressioni un intervento denso di poesia: le rondini tra di noi e le relazioni tra noi.

Ilaria conclude l’incontro ringraziando tutti e rilevando la buona disponibilità da parte di tutti a  mettersi in gioco. Segue il video sull’oasis game realizzato a Ceglie Messapica.

(Alessia Di Bitonto)

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