8. Il cammino di Macrohabitat

Altereco Associati è uno studio di Architetti e Ingegneri che opera in modalità open tra Arte, Natura, Energie Rinnovabili e Tecnologie a basso impatto ambientale. Nel corso di questo incontro, avvenuto sabato 01 luglio in Pineta comunale, il suo rappresentante Tonio Giordano ci racconta del loro progetto per l’istituendo parco di Lama San Giorgio e Lama Giotta, il cammino di Macrohabitat.

L’incarico per il progetto è stato ottenuto mediante la partecipazione ad un bando emanato della Città Metropolitana di Bari per la riqualificazione delle lame sopracitate. Sin da subito ci si è resi conto che il budget a disposizione del progetto, circa 250 mila euro, non è sufficiente a riqualificare una porzione di territorio così estesa. La lama, infatti, attraversa ben sette comuni per una lunghezza di 42 km prima di sfociare sul mare nella zona barese di San Giorgio.
Dalla difficoltà l’idea: interpellare e far lavorare insieme i comuni che la lama tocca, coinvolgendo non solo le amministrazioni ma anche le associazioni e la cittadinanza attiva. Le decisioni e le linee progettuali sono state definite in maniera aperta attraverso una serie di workshop di coprogettazione. Durante gli incontri, si è cercato in particolar modo di far riaffiorare il sentimento della fiducia, poiché le comunità sono ormai disilluse dall’idea di riuscire a vedere il proprio territorio riconosciuto e rispettato come parco.
Si è trattato, in sostanza, di far “saltare il banco“: lo studio, infatti, ha preferito presentare un processo aperto, piuttosto che un progetto finito, unendo i punti, le micro-realtà, mediante l’idea del cammino e dell’identità unitaria sovracomunale.
Gli interventi di land art sono stati declinati dunque a seconda delle esigenze espresse dalla popolazione: un labirinto nel parco di Monte Sannace, a Gioia del Colle, creerà un viaggio attraverso elementi della biodiversità locale; un orto sinergico a Rutigliano darà la possibilità di sperimentare nuovi metodi di coltivazione, e così via.
Si parla al futuro ancora, perché il progetto è continuamente al vaglio non solo dei Comuni, ma anche delle Soprintendenze – archeologica e paesaggistica che, senza mai confrontarsi con i progettisti o con la cittadinanza, conservano l’ultima parola sulle scelte da prendere.
La lentezza del processo, tuttavia, consente di avere più tempo per affinare le idee e i desideri delle popolazioni coinvolte. Ad esempio, nel periodo trascorso, lo studio è riuscito ad interessare anche i privati presenti nel parco e a coordinare tra loro i finanziamenti e i progetti già esistenti, sia quelli ad impatto positivo che quelli più improbabili, come il centro commerciale Bari Blu che si affaccia direttamente sulla lama.
Un’altra idea forte riguarda la tematica dell’autocostruzione: al momento, in Italia, il Codice degli Appalti non prende in considerazione l’idea che alcune parti di opere pubbliche possano essere costruite con l’aiuto dei cittadini, non con finalità economiche ma per accrescere il senso di appartenenza al progetto. Per questo motivo, lo studio sta lavorando alla ricerca di zone grigie del codice che consentano uno spazio di manovra più ampio.
Incuriositi dal suo lavoro, gli chiediamo di parlarci di uno strumento utilizzato spesso da AlterEco e normato dal PPTR regionale: le mappe di comunità. Nella relazione generale del piano, scaricabile qui, il momento di definizione del piano paesaggistico territoriale viene definito come un evento culturale per il quale è necessario il coinvolgimento dei cittadini. Le considerazioni e le istanze di cui essi sono portatori vengono fatte convergere su una mappa, detta appunto mappa di comunità. Questa può essere adottata dal piano regionale (il procedimento è ancora in fase di definizione) e dall’amministrazione comunale come “consigli sul paesaggio“. In sostanza, anche il progetto di Nóvǝ Nóvǝ Nóvǝ, è un metodo per costruire una mappa di comunità, essendo riuscito a raccogliere i desideri e le percezioni della comunità.
Vincenzo Iurilli, il presidente del Gruppo Speleologico Ruvese, pone l’attenzione sulla necessità di utilizzare questi strumenti per riuscire a dare un senso vero alla partecipazione. Molto spesso, infatti, il problema è riuscire a far convergere le istanze della popolazione nella progettazione vera e propria: l’opinione pubblica e la percezione della valenza del paesaggio come bene comune devono essere codificate per rientrare all’interno dei percorsi progettuali e rafforzarne l’efficacia.
Tonio Giordano ci racconta, a proposito di codificazioni, che uno dei suoi esperimenti è stato proprio quello di definire un valore economico per alcuni dei beni comuni di Napoli, basandosi sulla percezione dei cittadini rilevata attraverso un questionario.
Claudio Rocco, docente all’ITET di Corato, parte dall’esempio di quanto avvenuto a Urbino tra il 1977 e il 1980 a seguito della proposta del progetto per il nuovo cimitero di Arnaldo Pomodoro, un “cimitero di scavo”, da realizzare nella valle tra le due colline urbinati. Il disegno dell’architetto suscitò un ampissimo dibattito sia tra la cittadinanza che tra i più grandi esperti dell’architettura italiana del tempo. Al termine, però, il cimitero non è stato realizzato, avendo prevalso l’ideologia della conservazione.
Il problema, in sostanza, è che nei processi di coinvolgimento della cittadinanza non è facile mantenere chiara la direzione verso cui si va, saper scindere le istanze esclusivamente private da quelle collettive, coadiuvare le diverse voci. Il rischio evidente è quello dell’immobilismo e della conservazione tout court di tutto ciò che è, così com’è.
Certamente le Sovrintendenze non aiutano: fermo restando la validità dei principi definiti dalle Carte del Restauro ai quali si ispirano, sarebbe fondamentale un maggiore confronto fuori dagli uffici, una metodologia più liquida che possa rispondere ai valori e alle esigenze reali.
L’intervento del Sindaco individua tre temi sui quali sarebbe necessario soffermarsi a riflettere. Il primo è, come sopradetto, la necessità di trovare una mediazione tra la partecipazione e la struttura rigida delle amministrazioni in termini di bandi, scadenze, rendicontazioni, target, ecc. Il secondo è il valore che la partecipazione ha, in quanto momento di confronto imprescindibile. ln questo confronto, tuttavia, bisogna riuscire a trovare il giusto equilibrio tra le istanze della cittadinanza attiva, che mantiene ancora dei numeri purtroppo bassi, e gli istituti di rappresentanza della democrazia, scelti attraverso il voto popolare e che mantengono il proprio potere decisionale. Il terzo, infine, è il difficile rapporto tra conservazione e innovazione le cui scelte spettano non solo alle Sovrintendenze ma anche alle amministrazioni responsabili della redazione dei piani.
Tra gli interventi, anche quello di Vincenzo Catalano, che ha ribadito l’importanza di proteggere alcuni luoghi di Ruvo, in particolare la vista di cui si gode proprio dalla Pineta, verso il mare. Nicola Amenduni, successivamente, sottolinea ancora l’importanza della partecipazione che deve sostenere e guidare i tecnici nel corso delle loro scelte. Evidenzia anche come, nei tempi passati, la realizzazione delle opere pubbliche aveva delle tempistiche che consentivano l’interiorizzazione delle stesse. Oggi, invece, si è continuamente soggetti a bandi, scadenze, che non consentono questo tempo alla cittadinanza, come nel caso della realizzazione di Piazza Matteotti. Proprio a tal proposito, l’architetto Balducci ribadisce che, seppur in tempi stretti dettati appunto dai bandi europei, per la progettazione della Piazza c’è stata una fase di ascolto.
L’incontro si conclude con i ringraziamenti da parte del Sindaco per il lavoro svolto dall’intero team e la promessa, da parte sua prima e della consigliera Raffaella di Terlizzi poi, che il progetto Nóvǝ Nóvǝ Nóvǝ vuole essere un inizio di una co-progettazione continua della città stessa con i cittadini.
L’appuntamento è al 09 luglio, per la “celebrazione” e la conclusione del percorso.

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